35) Campanella. In difesa di Galileo.
La distinzione fra il codice teologico e il codice della natura e
l'approvazione degli studi scientifici nella tradizione cristiana
(conoscere il creato per arrivare al Creatore) permettono
un'efficace difesa della posizione galileiana come metodo di
ricerca, senza entrare nei meriti della questione.
T. Campanella, Apologia pro Galilaeo mathematico fiorentino
(pagine 56-58).

[I teologi] che hanno lo zelo per Dio e non la scienza, bench
siano santissimi, se non hanno ricevuto da Dio un'espressa
rivelazione, non possono affatto giudicare su di una tale
questione [galileiana]...
Al teologo speculativo che voglia disputare contro i settarii 
necessaria la conoscenza filosofica sulle cose celesti e su quelle
inferiori...
Non  stata ancora perfezionata dai filosofi la scienza sui
fenomeni celesti...
N Mos n il Signore Ges ci hanno rivelato la scienza della
natura e degli astri...; ci hanno invece insegnato a vivere
beatamente e le dottrine soprannaturali, per cui non bastava la
natura...
Chi vieta ai cristiani lo studio della filosofia e delle scienze,
vieta loro di essere cristiani...; la sola legge cristiana
raccomanda ai suoi tutte le scienze, perch non teme di una
propria falsit...
Chi avversa come partendo dalla propria dottrina cristiana i
filosofi che provano le proprie dottrine con l'esperienza e con la
ragione, quando non sono espressamente contrarie alle sacre
Scritture in quanto queste non possono avere altra spiegazione,
agisce perniciosamente contro se stesso ed empiamente contro la
fede e irrisoriamente di fronte agli altri; e molto di pi ancora
chi accomoda, scomodando gli altri, il significato della Scrittura
ad un solo filosofo...
Non ogni falsit  talmente contraria alle Scritture da essere
ritenuta come eretica nella Chiesa militante...; non dev'essere
condannato e neppure distolto da ulteriori indagini colui che
indaga sulle dottrine scientifiche con l'animo di scoprire la
verit e non di impugnare la fede...
L'uno e l'altro codice non vanno interpretati secondo che
stabilisce Aristotele o un altro, ma si debbano conoscere le
dottrine di tutti i filosofi, e dobbiamo esporre come leggiamo in
ambedue i libri di Dio, coi propri sensi e con lo spirito dei
Padri e col fecondissimo intelletto della Chiesa, lontani da ogni
invidia e passione, che oscurano e guastano il giudizio...
Il vero non contraddice al vero, e neppure l'effetto alla causa;
dunque neppure la scienza umana a quella divina... I due codici di
Dio concordano l'uno con l'altro...
Delirano coloro i quali pensano che la scienza degli astri  stata
stabilita una volta per sempre da Aristotele e non ci sia pi
nulla da investigare...
Nel Vangelo non si legge mai che Cristo abbia disputato su cose
fisiche o astronomiche, ma su cose morali e sulle promesse di vita
eterna...
Chi teme di essere contraddetto dalle indagini naturali 
consapevole della propria falsit. Se veramente la legge cristiana
 pienissima di tutte le verit, senza alcun inganno, non solo non
teme dagl'indagatori, ma trova in loro una testimonianza... La
teologia non mette in fuga le scienze, ma si serve di esse per
convocare gli uomini nel regno dei cieli, perch esse sono ancelle
e servono veramente, non contraddicono. Le scienze che
contraddicono, non sono scienze, ma fantasie di filosofi vani
[...]. L'approvazione delle scienze nel cristianesimo  il grande
vincolo, fra gli altri che mi fanno rimanere nella Chiesa di Dio.
Se Galileo vincer, non poca derisione frutteranno verso la fede
romana i nostri teologi presso gli eretici... Cosa faranno gli
eretici quando sapranno che noi insorgiamo contro i fisici e gli
astronomi? Non grideranno subito che facciamo violenza alla
natura, oltre che alla Scrittura?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume nono,
pagine 2037-2038.
